Jacopo è nato a termine di una serena e tranquilla
gravidanza l8 luglio 1998. Puntuale come un orologio, ha rispettato
esattamente il giorno previsto. Il parto è stato spontaneo
e senza nessun tipo di problema.
I suoi primi cinque mesi di vita ce li siamo goduti davvero tutti.
Cresceva come un vitellino, allattato al seno, e la nostra vita di
neo-genitori cominciava a prendere forma.
Finché un brutto giorno qualcosa è cambiato.
Notavamo nel piccolo degli strani comportamenti, muoveva entrambe
le braccia in avanti come se volesse abbracciare qualcosa, spalancava
gli occhi in maniera anomala (ci leggevi dentro una grande paura)
e piangeva disperato: le prime crisi epilettiche. Dapprima sporadiche,
poi sempre più frequenti e durature.
Dopo una settimana allOspedale pediatrico Meyer di Firenze,
la diagnosi: sclerosi tuberosa.
E da lì è cominciato il calvario.
Le crisi epilettiche possono essere tenute sotto controllo da vari
farmaci; lefficacia o meno di ognuno di questi è molto
soggettiva, il che vuol dire mesi e mesi a cercare di trovare la formula
giusta.
Alletà di sei mesi il secondo ricovero (questa volta
un mese intero) per un ciclo di cortisone. Il cortisone, si sa, ha
degli effetti particolari sul fisico, sullumore e sul comportamento.
Ci siamo ritrovati con un bambino-palla, completamente
apatico e indifferente a tutto quello che gli succedeva intorno (ben
poco, in realtà, chiuso comera in quelle quattro mura!),
incredibilmente vorace e, a volte, estremamente irritabile.
Comunque, un buco nellacqua.
Poi, fortunatamente, il ritorno a casa. Lamore dei suoi cari,
e linserimento di medicine per lui più efficaci hanno
riportato Jacopo a sorridere. Smaltito completamente il cortisone
(ci sono voluti mesi), i primi progressi: a 13 mesi ha cominciato
a gattonare, a 16 i primi passi.
Lincontro con il dott. Devinsky del New York University Medical
Center è stato provvidenziale.
Nellagosto 2001 il primo incontro. Disperati a causa di una
farmacoresistenza che non controllava più le crisi, siamo approdati
a N.Y. Introdotta una nuova terapia, dopo pochi giorni il bambino
è stato di nuovo bene.
Nel maggio 2004 il secondo viaggio negli Usa. Questa volta volevamo
capire se poteva esserci la possibilità di intervenire chirurgicamente,
rimuovendo alcuni tuberi cerebrali che danneggiano il naturale sviluppo
psico-fisico. Un elettroencefalogramma durato 5 giorni (monitorizzato
continuamente da una telecamera), senza terapia, aveva rilevato un
buon EEG e nessuna presenza di crisi. Vista la situazione clinica
piuttosto buona, prima di arrivare allintervento, provarono
ad alleggerire il carico farmacologico del bambino, in modo da stimolare
quei progressi che vengono purtroppo inibiti dalle medicine.
Ci abbiamo sperato tanto, ma non è stato così.
Fisicamente è un bambino come gli altri: capelli rossi, carnagione
chiarissima, occhi verdi, simpatiche lentiggini sul naso. Sorride
spesso ed è molto affettuoso e dolce.
Il suo percorso motorio è buono, anche se non è proprio
agile come un bambino della sua età (forse anche per la stazza!).
Grossi problemi invece su linguaggio, comportamento, apprendimento,
attenzione.
Attualmente il suo elettroencefalogramma è peggiorato sensibilmente.
Sembrerebbe una brutta notizia, in realtà ha creato i presupposti
per loperazione.
Dal momento in cui abbiamo preso questa decisione il panico ci attanaglia
lo stomaco; non ci abbandonerà fino a che questa vicenda non
si sarà conclusa. Ma siamo fiduciosi, certi di mettere nostro
figlio nelle mani migliori.
Questo glielo dobbiamo... La speranza di diminuire un po il
divario che cè tra lui e i suoi coetanei, il conquistare
certe autonomie (ed essere quindi più indipendente), il poter
esprimere verbalmente un suo pensiero, queste sono le cose che ci
spingono a sottoporci tutti (e lui in prima persona) a giorni di grande
sofferenza, con tutto quel che ne consegue anche a livello psicologico.
Jacopo si fa capire molto bene, anche se in modo diverso, ma sapeste
quanto desideriamo sentirlo parlare, capire meglio le sue emozioni.
Capita, a volte, di sentire dei genitori rimproverare bonariamente
il proprio figlio, quando parla troppo, senza considerare che ci sono
delle persone che pagherebbero (e noi pagheremo) per avere la possibilità
di fare quattro chiacchiere con il nostro.
Ci stiamo impegnando su tutti i fronti perché sia continuamente
stimolato, sia in ambito scolastico (le insegnanti tutte sono eccezionali)
che fuori.
Il resto è nelle mani di Dio...
Il babbo e la mamma di Jacopo
|